Made in… dove?

La maggioranza dei capi di biancheria intima che troviamo negli scaffali di negozi e supermercati, anche di brand molto conosciuti, è di provenienza non chiara. E l’etichetta non aiuta, purtroppo.

La legge sulle etichette dei capi

La legge in vigore impone che l’azienda apponga in etichetta (o nel cartellino) la provenienza e il marchio (se registrato) oppure la sua ragione sociale completa, o il numero di partita iva.

Il principio guida è il seguente: il consumatore ha il diritto di sapere se si tratta di prodotto importato o di produzione nazionale.

Quindi sono corrette, ad esempio, indicazioni come “made in China” o “made in Italy” o “made in Tunisia”. Qualcuno in maniera fantasiosa e poco chiara, al limite della legalità, indica “made in P.R.C.” (acronimo in lingua inglese di Repubblica Popolare Cinese).

La legislazione vigente ammette anche una indicazione del tipo “prodotto importato in Italia da Azienda Tal dei Tali – Località e Provincia”.

In tutta onestà quest’ultimo tipo di indicazione non ci piace, lascia un leggero sapore di reticenza.

È giusto che il consumatore sappia che sta acquistando un prodotto importato, e qui ci siamo.
Ma da dove? Cucito da chi? Perché non viene dichiarato con chiarezza? 

Noi non abbiamo problemi di questo tipo: produciamo esclusivamente all’interno del nostro unico laboratorio e quindi … Simplycris = 100% made in Cotignola!

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Made in Cotignola.

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