Moda e ambiente possono andare d’accordo?

Si sente sempre più parlare dell’impatto che la fast fashion ha sul Mondo: per fortuna! Fino a qualche tempo fa, infatti, questi temi venivano pesantemente oscurati dalle stesse case di moda che cercavano a tutti i costi di mantenere “segreta” la loro filiera. Diversi attivisti per l’ambiente, però, sono riusciti a mettere in luce tantissimi aspetti che da tempo rendono il rapporto fra moda e ambiente a dir poco problematico. Il settore fashion è di sicuro per buona parte responsabile della situazione critica in cui ci troviamo, ma è davvero la parte che impatta di più? Esiste un modo per diminuire questo impatto? In questo articolo vogliamo proprio parlarti di questo argomento tanto spinoso quanto importante: continua a leggere per saperne di più!

Quanto impatta il settore della moda sulla situazione ambientale?

Piccolo appunto prima di cominciare: ci piace riportare sempre informazioni attendibili, proprio per questo motivo dopo ogni dato citato troverai sempre la fonte da cui l’abbiamo estrapolato. 

Secondo alcune valutazioni compiute dal Parlamento Europeo, “gli acquisti di prodotti tessili nell’UE nel 2020 hanno generato circa 270 kg di emissioni di anidride carbonica per persona”. Ora, 270 kg potrebbero anche non sembrare tanti, ma non se consideriamo che stiamo parlando di un gas e emissioni pro capite. Questo dato si riferisce solo all’UE, non osiamo immaginare il dato globale, considerando tutto il resto del mondo. Vuoi un dato ancora più spaventoso, tratto sempre dalla stessa fonte? “Si stima che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, come la tintura e la finitura.

Dati su cui riflettere

Abbiamo voluto aprire l’articolo con questi numeri per darti un’idea dell’impatto immenso che ha il settore fashion sul nostro Pianeta. Ma non è finita qui: non solo il settore della moda è causa dell’immenso inquinamento e della situazione a cui stiamo assistendo. L’utilizzo di energia da combustibili fossili e la produzione massiva da parte delle aziende di certo non aiutano, anzi, contribuiscono a peggiorare la situazione. Che cosa possiamo fare noi per migliorare? Per esempio potremmo iniziare con lo scegliere dei fornitori di energia green, ovvero che viene prodotta a partire da fonti rinnovabili. Noi, per esempio, abbiamo scelto un fornitore di questo tipo per alimentare la nostra azienda artigianale, perché pensiamo che il cambiamento inizi anche da qui. 

Come sta impattando l’inquinamento sul Mondo?

inquinamento ambientale

Mettiamo le mani avanti: non siamo degli esperti di clima e tantomeno delle persone di scienza, ma riportiamo qui le parole di qualche esperto per spiegare cosa sta succedendo. 

Focus ci dice che “Il cambiamento climatico è l’alterazione del clima (nel senso di temperature ed eventi atmosferici) che nel lungo periodo interessano tutto il pianeta. Nel corso dei miliardi di anni di vita della Terra il clima è cambiato moltissime volte, ma mai così velocemente come in questi ultimi due secoli.” E continuano: “Anche se alluvioni, tifoni e uragani sono sempre avvenuti nella storia dell’umanità, l’innalzamento della temperatura dell’atmosfera, il cambiamento del regime delle piogge e della temperatura superficiale hanno conseguenze notevoli per la meteorologia.”. Basti pensare all’alluvione che ha colpito anche noi lo scorso maggio 2023, di cui abbiamo parlato in un altro articolo.

Non solo cambiamento del clima

La qualità dell’ambiente in cui viviamo impatta tantissimo sulla nostra vita e su quella di tutte le piante e gli animali che ci circondano. Cercare di fare qualcosa per migliorare la situazione è essenziale, quindi, per garantire un futuro ai nostri figli e nipoti. Partire dalle piccole azioni quotidiane è sicuramente essenziale, sebbene l’impatto maggiore sia dato dalle aziende e dalle grandi multinazionali. Comprare di meno, anzi, comprare meglio, potrebbe dare un grosso segnale proprio a quest’ultime, portandole a ridurre la produzione stessa.

Comprare meglio per mettere in accordo moda e ambiente

La produzione massiva, come abbiamo detto, è ciò che più crea problemi nel rapporto fra moda e ambiente. Questo perché va ad innescare un “circolo vizioso”: i grandi marchi vogliono tanti capi a basso prezzo, di conseguenza i lavoratori vengono pagati pochissimo (Nel blog de “La Svolta” parla di numeri che attualmente si aggirano attorno ai 70€ al mese per i lavoratori del Bangladesh, impiegati per ben più di 8 ore al giorno) e la qualità della materia prima viene sempre meno. Questo, oltre ad essere un problema a livello umanitario davvero molto grave, impatta anche sulla durevolezza di ciò che acquistiamo. Ti sei mai chiesto dove finiscono i capi che buttiamo? Secondo il documentario “Junk” prodotto da Sky, in grandissime discariche a cielo aperto sparse nei luoghi più poveri e remoti del mondo. Lo sapevi?

Cosa vuol dire comprare meglio?

Detto questo, quindi, come possiamo comprare meglio? Puntando sulla qualità anziché nella quantità. Non abbiamo bisogno di tutti i vestiti che stanno dentro al nostro armadio, davvero. Come puoi riconoscere un capo di qualità da uno che non lo è? Dalla composizione del tessuto ma, soprattutto, dall’azienda produttrice. Affidati sempre ad aziende che conosci, che sai come lavorano, che hanno una filiera trasparente e controllata. Mettiti nelle mani di artigiani e di persone che hanno a cuore la tua salute, quella dell’ambiente e quella dei lavoratori. È vero, spesso questi capi apparentemente costano di più, ma quanto “costa” quella maglia a 5€ all’ambiente, alla salute delle persone e a tutti noi? 

Il cost per wear

cost per wear

Vogliamo introdurti un concetto molto importante: quello del cost per wear, ovvero del costo per ogni volta che hai indossato quel capo. 

Esempio 1: T-shirt fast fashion

Hai acquistato una T-shirt a 10€ nel primo negozio fast fashion. Dopo averla portata a casa eri entusiasta e l’hai usata un paio di volte di fila, stimiamo 5 volte. Nel frattempo, però, ne hai presa un’altra perché c’erano gli sconti e perché “non si sa mai, potrebbe servirmi”. Indovina un po’? L’altra è finita nel mucchio di tutte quelle che hai nell’armadio, diventando un bel “soprammobile”. Il tuo cost per wear sarà dato, quindi, dal prezzo che hai pagato diviso il numero di volte in cui l’hai indossata, in questo caso 2€. 

Esempio 2: T-shirt di qualità, prodotta da una realtà artigianale

Hai acquistato una maglietta prodotta con tessuti naturali e da un’azienda artigianale del territorio e l’hai pagata 40€. 

Nell’armadio non hai tantissimi capi e quindi inizi ad indossare questa maglia con costanza, proprio perché l’hai acquistata con un reale bisogno. Nel giro di due mesi l’hai già indossata 20 volte, quindi il tuo cost per wear sarà di 2€, ma l’avrai usata 4 volte tanto. Inoltre, questa maglia non ti fa sudare (o meglio, puzzare) come quelle in materiale sintetico e quindi puoi lavarla meno spesso, impattando meno sull’ambiente e preservandola per più tempo. Questo aspetto, unito a un livello di manifattura più elevato, ti permetterà di indossarla anche per parecchi anni, abbassando continuamente il cost per wear. Benissimo, hai risparmiato e hai pure contribuito a non danneggiare ulteriormente l’ambiente.

Come trovare aziende che hanno a cuore questo?

team Simplycris

Beh, la risposta è semplice: inizia a guardarti intorno. Prediligi sempre artigiani del territorio, che sai come lavorano e quanto hanno a cuore un valore come il rispetto: per te, per l’ambiente e per i loro collaboratori. Se anche tu, come noi, metti sempre in primo piano questi valori, ti invitiamo a iscriverti alla nostra newsletter: parliamo spesso di questi temi e ti facciamo conoscere, email dopo email, la nostra piccola realtà artigianale nel cuore della Romagna.

Usa il form in fondo a questa pagina per farlo: ti aspettiamo! 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.